PROSSIMO EVENTO
Domenica 6 settembre (dalle 9,00 alle 14,00)
CATANIA Castello Ursino
Il link della manifestazione : http://www.compagnialagiostra.com/itinerari-federiciani
lunedì 31 agosto 2009
domenica 30 agosto 2009
CARINI E' SEMPRE CARINI ( e Randazzo...)
Il castello, i nuovi incontri, le vecchie conoscenze, l'ormai ben collaudata ottima ospitalità; insomma, Carini è sempre Carini! Grazie al comune palermitano, alla Pro Loco e al direttore artistico, prof. Giovanni Isgrò, per l'ennesimo invito al Festival e per la gentile accoglienza che ha reso tutti soddisfatti i partecipanti del nostro gruppo.
Da sottolineare la spiacevole ASSENZA DEL GONFALONE DEL COMUNE DI RANDAZZO; ben dodici comuni siciliani presenti con sindaco al seguito hanno onorato le rispettive delegazioni, il nostro corteo (il più numeroso e certamente tra i più curati) si è sentito orfano della propria identità. CHE FIGURA!!Ciononostante, l'esibizione del gruppo sul palco della piazza centrale è stata apprezzata ed applaudita e ciò ci ha ampiamente ripagati; e poi alle numerose persone che ci chiedevano "Bravi, da dove venite?", gridavamo con orgoglio, "Da Randazzo, Catania!".
Cari saluti e alla prossima
martedì 25 agosto 2009
PROSSIMA TAPPA, 29 agosto CARINI (PA)
Carini, oh cara!
Una folta rappresentanza del nostro corteo nuovamente a Carini il 29 agosto per l'edizione VIII del Festival fra Medioevo e Rinascenza.
Una folta rappresentanza del nostro corteo nuovamente a Carini il 29 agosto per l'edizione VIII del Festival fra Medioevo e Rinascenza.
Di nuovo al Medfest di Buccheri, nove anni dopo!
Mancavamo dal 2000 a Buccheri, dove siamo tornati ben volentieri ritrovando un'edizione del Medfest ancora più contaminata. Più Med-iterranea che Med-ievale la festa del centro ibleo si riconferma uno degli appuntamenti estivi più frequentati e allegri dell'estate Siciliana. Ancora successo e complimenti per il nostro corteo, anche se un po' rammaricati per non aver avuto la possibilità di danzare e di far danzare il pubblico presente; comunque tutti soddisfatti divertiti e pronti alla prossima edizione!
lunedì 17 agosto 2009
MONTALBANO AMICA!
Anche quest'anno Montalbano Elicona ha voluto rinnovarci l'amicizia e la simpatia che ormai ci lega da più di un lustro, invitando l'associazione all'edizione 2009 della Festa svevo aragonese. Sempre suggestiva l'uscita dallo splendido castello del medievale centro messinese che ha visto la presenza di più cortei con figuranti che hanno rievocato i diversi periodi di splendore della cittadina. Apprezzata come sempre, l'esibizione del nostro gruppo che ha ricevuto numerosi complimenti per la cura degli abiti e l'interpretazione dei vari settori del corteo.
Grazie ancora, Montalbano amica!
Grazie ancora, Montalbano amica!
sabato 15 agosto 2009
Buon Ferragosto
In 15 anni di storia dell'associazione, il nostro corteo storico medievale ha fatto da cornice all'altissimo fercolo della "Vara".
Sudavamo in maniera composta sotto il solleone; una sorta di "sacrificio obbligato" per il nostro paese, che affrontavamo con orgoglio .
Da un paio di anni per l'amministrazione locale sembriamo essere diventati trasparenti .
Preghiamo i cittadini e tutti coloro che si chiedono come mai non siamo più presenti in questa giornata di festa, di rivolgere la domanda agli amministratori comunali.
Siamo certi non essere un problema di fondi!
Forse un problema di memoria?
BUON FERRAGOSTO
Sudavamo in maniera composta sotto il solleone; una sorta di "sacrificio obbligato" per il nostro paese, che affrontavamo con orgoglio .
Da un paio di anni per l'amministrazione locale sembriamo essere diventati trasparenti .
Preghiamo i cittadini e tutti coloro che si chiedono come mai non siamo più presenti in questa giornata di festa, di rivolgere la domanda agli amministratori comunali.
Siamo certi non essere un problema di fondi!
Forse un problema di memoria?
BUON FERRAGOSTO
venerdì 31 luglio 2009
NEWS!
NEWS!
Confermate le date di Buccheri (23 ago) e Carini (29 ago) .
La prossima settimana stabileremo un calendario prove in vista delle esibizioni (Montalbano compresa). Riservate le forze necessarie per un "prolungamento" della notte bianca a Buccheri!
Confermate le date di Buccheri (23 ago) e Carini (29 ago) .
La prossima settimana stabileremo un calendario prove in vista delle esibizioni (Montalbano compresa). Riservate le forze necessarie per un "prolungamento" della notte bianca a Buccheri!
mercoledì 29 luglio 2009
NEWS
Il Presidente dell'associazione, Michele Mangione è stato invitato a partecipare ad una trasmissione televisiva di Eurotv in cui si parlerà della Festa Medievale. Ospiti, oltre al prof. Mangione, il prof. Giuseppe Severini e l'assessore alla cultura del Comune di Randazzo, dott. Paolo Raciti. La trasmissione andrà in onda lunedì 3 agosto prossimo alle ore 21,00 circa e giovedì 6 alla stessa ora.
mercoledì 22 luglio 2009
BACHECA
Prossima Uscita
16 agosto 2009
Montalbano
Vogliamo lanciare una proposta e vedere quanti soci aderiscono.
Chi è d'accordo a spezzare il viaggio?
Si parte in mattinata ci si ferma a pranzo in qualche area attrezzata e poi, nel pomerigio, ripartiamo alla volta di Montalbano.
Potete lasciare un commento a questa proposta.
16 agosto 2009
Montalbano
Vogliamo lanciare una proposta e vedere quanti soci aderiscono.
Chi è d'accordo a spezzare il viaggio?
Si parte in mattinata ci si ferma a pranzo in qualche area attrezzata e poi, nel pomerigio, ripartiamo alla volta di Montalbano.
Potete lasciare un commento a questa proposta.
martedì 21 luglio 2009
RI - ECCOCI
Cari soci,
le peripezie che dovevo affrontare per aggiornare il sito ormai sono finite.
Con l'arrivo del web 2.0 tutto è diventato più semplice.
Anche la linea adsl comincia a muoversi.
Quindi non ho più scuse per non tenere aggiornato questo blog.
Penso che tra FB e il blog la nostra presenza sulla rete sia completa.
Vi auguro una buona lettura e chi volesse aggiungere un articolo, una foto un commento non ha che contattarmi:
sicularagonensia@gmail.com
A presto
le peripezie che dovevo affrontare per aggiornare il sito ormai sono finite.
Con l'arrivo del web 2.0 tutto è diventato più semplice.
Anche la linea adsl comincia a muoversi.
Quindi non ho più scuse per non tenere aggiornato questo blog.
Penso che tra FB e il blog la nostra presenza sulla rete sia completa.
Vi auguro una buona lettura e chi volesse aggiungere un articolo, una foto un commento non ha che contattarmi:
sicularagonensia@gmail.com
A presto
Bianca di Navarra
Nel tempo dei cavalieri, dell’armi e dell’amore, ma anche dell’arbitrio e dell’arroganza, visse e si adoperò in Sicilia, una donna che ha provato a tener testa agli oltraggi del potere. Il suo nome era Bianca di Navarra, bella, intelligente e fiera.
Le vicende che la videro protagonista, ormai purtroppo dimenticata dai più, si svolgono tra la fine del XIV e gli inizi del XV secolo.
Ma per meglio capire risaliamo alla morte di Federico IV il Semplice (27 luglio 1377) che lasciò il trono nelle mani della quindicenne ed inesperta figlia Maria. La situazione divenne oltremodo confusa e precaria.
Il potere dei Baroni e dei piccoli feudatari che si legavano ora all'uno ora all'altro di essi, ne facevano una terra ricca e appetibile, ma preda di vessazioni e continue dispute locali.
Maria, giovane reggente era stata promessa sposa dal suo tutore, Artale di Alagona, a Gian Galeazzo Visconti, signore di Milano con ambiziosi progetti d’espansione nel sud, ma il progetto fallì per il tempestivo intervento di Pietro IV d’Aragona. Maria fu rapita e dopo una serie di rocambolesche avventure fu data in moglie a Martino I d'Aragona il Giovane, la cui figura è abbastanza controversa, non solo perché si procurò un trono con la forza, ma anche perché le cronache del tempo dicono fosse di bell'aspetto, incallito donnaiolo ma duro e spietato governatore.
Il loro matrimonio durò circa dieci anni. Dopo la nascita del primogenito, Maria, già di salute delicata, peggiorò e visse solo pochi anni ancora, mentre Martino liquidava con cinismo la sua morte, avvenuta nel 1402, considerandone solo l'aspetto economico e cercandosi immediatamente una degna sostituta.
La scelta cadde su Bianca, la bella figlia di Carlo III di Navarra. Scelta oculata ed intelligente, sia per il fascino della fanciulla, che per l'unione con la Navarra. Il matrimonio, come era di norma allora, avvenne per procura e Bianca arrivò in Sicilia, innamorandosene a prima vista, accompagnata da una ricca dote. Era con lei Bernardo Cabrera, esperto stratega catalano che, negli anni precedenti era stato di grande aiuto al re Martino, procurandosi il titolo di Gran Giustiziere.
Ma tale svolta spagnola non piacque affatto ai baroni siciliani, che, naturalmente, avversavano qualunque potere forte. Nello stesso periodo però, venne armata una spedizione in Sardegna che impegnò tutta la dote di Bianca, oltre mutui e finanziamenti da parte delle più ricche famiglie di Sicilia e Martino si assentò lasciando sola la moglie.
Ciò spinse alcuni baroni messinesi ad approfittare della situazione e tentare di ribellarsi all'autorità reale, ma Bianca che aveva le doti di un buon regnante, sedate in breve le rivolte, concesse il suo perdono in cambio della promessa di sottomissione futura.
Bianca aveva capito che l'autorità centrale doveva sempre mostrare estrema saldezza, perché le autonomie locali erano sempre in agguato.
Martino tornò vittorioso dalla Sardegna e Bianca potè impegnarsi nell'amministrazione della Camera Reginale, costituita da nove città della Sicilia orientale, una zona che la bella sovrana amava particolarmente e in cui risiedeva volentieri.
È di quegli anni la promulgazione di alcune leggi di diritto privato che, per la loro modernità e lungimiranza, testimoniano la straordinaria saggezza della giovane regina, che non trascurò, cosa rara per l'epoca, di accogliere anche le istanze della popolazione.
Martino, però, riparte per la Sardegna e muore durante la spedizione (1409), si dice tra le braccia di una delle tante donne che gli tenevano compagnia ovunque si trovasse. Bianca rimane sola, ancora giovanissima e spaventata dalle prevedibili reazioni delle città siciliane e dei loro baroni.
Bianca diviene Vicaria del regno di Sicilia per nomina del suocero e per testamento dal marito, visto che alle donne non era consentito altro che essere consorti di re (?!).
Il defunto Martino, che aveva perso l'unico figlio legittimo datogli da Maria, la prima moglie, ha però due figli illegittimi nati da due relazioni con nobildonne siciliane e uno di questi, il piccolo Federico (il conte di Luna), appartenente ad una famiglia del catanese, viene legittimato a succedere al trono.
I baroni furono lieti di questa soluzione, convinti che, con una donna Vicaria ed un erede bambino, avrebbero avuto campo libero per dominare la terra di Sicilia. Bianca cercò di allearsi con la famiglia di Federico, ma ottenne sdegnosi rifiuti. Le cose precipitarono quando poco dopo, nel 1410, morì anche il suocero, Martino II d'Aragona, e si riaccesero le avidità mai sopite delle famiglie siciliane e catalane.
Due sovrani erano morti in meno di un anno, lasciando un vuoto di potere pericoloso e destabilizzante, tanto in Sicilia quanto in Spagna. In Sicilia, allora quel Cabrera che aveva accompagnato Bianca nel suo viaggio nuziale, decise di avversarla per toglierle il dominio dell'isola.
Si crearono, così, due avverse fazioni che presero a farsi la guerra sostenute dai baroni che, lieti di poter contare su un potere centrale diviso, si alleavano ora con l'una ora con l'altra parte.
Bianca, certamente amareggiata dal vedersi contro famiglie verso le quali aveva mostrato grande generosità, rimase ferma nei suoi principi di rettitudine e lealtà nei confronti di quella terra che l'aveva ospitata con la dolcezza dei suoi paesaggi e del clima. Evitò, così, coraggiosamente e senza il conforto dei baroni siciliani, di chiamare in aiuto il re d'Aragona o il suo stesso padre Carlo e preferì contare sulle proprie forze e sui pochi amici veri che le restavano vicini, come i Moncada, Rosso, Filangieri e Lanza.
Cabrera, che si serviva di truppe mercenarie che ben volentieri saccheggiavano la prospera terra di Sicilia, pensò di risolvere la situazione chiedendo, senza alcun pudore, in moglie Bianca che, naturalmente, lo respinse. Questo rifiuto accese ancor di più la rivalità tra i due.
Trapani ed altri comuni della parte occidentale decisero, allora, di stringersi in confederazione a favore della reggente e cercarono di allearsi anche con la libera Palermo. Ma i piccoli feudatari, forse per paura, scelsero Cabrera, il quale era tra l’altro innamorato pazzo di Bianca. Molte storie ancora si raccontano sul pazzo amore del vecchio Cabrera per la giovane e bella regina Bianca. Come la storia a volte, o forse spesso, soggiace alle passioni!
La contesa sembrò giunta al termine quando Bianca stava per essere catturata all'interno del Palazzo Reale di Palermo e sarebbe stato facile per il Cabrera costringerla alle nozze, ma alcuni nobili riuscirono ad avvisarla e l'aiutarono a fuggire. Non per nobiltà d’animo, sia chiaro, ma solo perché il proseguire della contesa sul potere centrale consentiva ai baroni di agire indisturbati, pretendere tasse sempre più esose dal popolo e spadroneggiare senza limiti sulle terre del re. La storia è solo una lunga trama machiavellica che racconta il continuo passaggio da un contendente all'altro non appena uno di essi sembra prevalere e ciò consente agli sfruttatori di prevalere e di arricchirsi (sono loro i veri padroni!).
Si cercò allora di dar vita ad un Parlamento siciliano a Taormina, ma le ambizioni di Messina e di altre città, fecero fallire l'iniziativa proprio mentre Cabrera si accaniva sempre più contro i baroni che non gli consentivano di realizzare il suo ormai patetico sogno d'amore. Bianca, esasperata, lo respinse sino ad Alcamo, dove Cabrera riuscì a salvarsi riparando nel Castello.
Palermo, intanto accolse con grandi festeggiamenti la Vicaria Bianca, ma in realtà il nascosto intento dei baroni era quello di darla in moglie al conte Peralta di Caltabellotta, discendente degli aragonesi.
Questa eventualità rese pazzo il vecchio Cabrera che, chiamati a raccolta i suoi mercenari, aggredì la città di Palermo sconfiggendo le forze regie e piombò a Palazzo Steri, convinto di trovarvi la sua amata. Ma di Bianca trovò solo il profumo nelle lenzuola che l'avevano accolta per la notte, poiché la donna era fuggita, ancora una volta, per mare.
Da quel momento, successero tanti eventi che resero ancor più disastrate le condizioni della terra e del popolo siciliano. Cabrera saccheggiò Palermo e il Palazzo Reale, e, mentre una delegazione spagnola capeggiata dal padre di Bianca era pronta ad intervenire, Messina si alleò col Papa contro le altre città e si arrivò ad un accordo che penalizzava Bianca.
Cabrera, con uno stratagemma, fu catturato ed imprigionato e il nuovo re d'Aragona, Ferdinando di Castiglia, inviò cinque nobili per supportare la cugina Bianca in Sicilia. In realtà i nobili spagnoli si servirono della loro autorità e soprattutto della loro miope arroganza, per togliere a Bianca ogni potere.
Ferdinando la esautorava di tutto, lasciandole solo il ruolo di Vicaria. Bianca cercò di far capire al cugino che questo poteva significare aprire le vie ad altri aspiranti sul trono di Sicilia, come ad esempio i regnanti di Napoli, ma le sue rimostranze rimasero inascoltate. E quando decise di sottoporre a processo lo storico nemico Cabrera, pur garantendogli tutta l'assistenza legale di cui ella stessa si era resa fautrice, fu indotta a liberarlo purchè abbandonasse la Sicilia.
Da allora, paradossalmente, scomparso il suo nemico di sempre, venne meno anche il suo ruolo, la stessa sopravvivenza di una Vicaria che rappresentasse l'autorità centrale, considerato che i cinque ambasciatori di re Ferdinando esercitavano di fatto un dominio assoluto.
Bianca firmò ancora qualche atto di ordinaria amministrazione, manifestando, come sempre, la sua levatura mentale, come ad esempio l'attribuire ufficialità all'attività di un chirurgo donna, cosa che, per allora, era un atto rivoluzionario. Decretò tasse più giuste e cercò di combattere la corruzione dei pubblici funzionari, provò a fare ordine nelle mille leggine che favorivano i signori locali e, sempre, mostrò la sua liberalità.
Ma nessuno volle capire quanto preziosa sarebbe stata Bianca per la Sicilia, se solo le avessero permesso di governare autonomamente. In qualità di Vicaria, Bianca continuò a dare impulso all'artigianato, alla pesca, favorendo le enormi ricchezze naturali dell'isola, ma gli interessi politici per questa nostra terra, anche allora non coincidevano con quelli reali del paese e così, la nostra Bianca, stanca di non ricoprire un vero ruolo e stanca dalle continue ingiustizie che dividevano la Sicilia, dopo aver scritto un addio commosso ai siciliani, scelse di tornare in Navarra, dove, ancor giovane, andò a vivere nel Castello di Olit.
Da lì, provò ancora a far sentire la sua influenza sulla terra che tanto aveva amato, ma il sovrano di Spagna le tolse, nel tempo, qualsiasi influenza sulla Sicilia.
I siciliani di allora, come quelli di oggi, impegnati a risolvere piccole beghe personali, osteggiando per anni Bianca, avevano perso la loro occasione d'indipendenza, frazionandosi (una devolution ante litteram, le piccole patrie costituite da un feudo…) e alimentando gli odi e le invidie personali, i razzismi, in parole povere. Bianca ci aveva provato a rendere libera la Sicilia ma non l’hanno seguita: era più facile e più bello essere ricchi e da soli.
La Sicilia, da allora, non fu più residenza di Re.
Fara Misuraca
Le vicende che la videro protagonista, ormai purtroppo dimenticata dai più, si svolgono tra la fine del XIV e gli inizi del XV secolo.
Ma per meglio capire risaliamo alla morte di Federico IV il Semplice (27 luglio 1377) che lasciò il trono nelle mani della quindicenne ed inesperta figlia Maria. La situazione divenne oltremodo confusa e precaria.
Il potere dei Baroni e dei piccoli feudatari che si legavano ora all'uno ora all'altro di essi, ne facevano una terra ricca e appetibile, ma preda di vessazioni e continue dispute locali.
Maria, giovane reggente era stata promessa sposa dal suo tutore, Artale di Alagona, a Gian Galeazzo Visconti, signore di Milano con ambiziosi progetti d’espansione nel sud, ma il progetto fallì per il tempestivo intervento di Pietro IV d’Aragona. Maria fu rapita e dopo una serie di rocambolesche avventure fu data in moglie a Martino I d'Aragona il Giovane, la cui figura è abbastanza controversa, non solo perché si procurò un trono con la forza, ma anche perché le cronache del tempo dicono fosse di bell'aspetto, incallito donnaiolo ma duro e spietato governatore.
Il loro matrimonio durò circa dieci anni. Dopo la nascita del primogenito, Maria, già di salute delicata, peggiorò e visse solo pochi anni ancora, mentre Martino liquidava con cinismo la sua morte, avvenuta nel 1402, considerandone solo l'aspetto economico e cercandosi immediatamente una degna sostituta.
La scelta cadde su Bianca, la bella figlia di Carlo III di Navarra. Scelta oculata ed intelligente, sia per il fascino della fanciulla, che per l'unione con la Navarra. Il matrimonio, come era di norma allora, avvenne per procura e Bianca arrivò in Sicilia, innamorandosene a prima vista, accompagnata da una ricca dote. Era con lei Bernardo Cabrera, esperto stratega catalano che, negli anni precedenti era stato di grande aiuto al re Martino, procurandosi il titolo di Gran Giustiziere.
Ma tale svolta spagnola non piacque affatto ai baroni siciliani, che, naturalmente, avversavano qualunque potere forte. Nello stesso periodo però, venne armata una spedizione in Sardegna che impegnò tutta la dote di Bianca, oltre mutui e finanziamenti da parte delle più ricche famiglie di Sicilia e Martino si assentò lasciando sola la moglie.
Ciò spinse alcuni baroni messinesi ad approfittare della situazione e tentare di ribellarsi all'autorità reale, ma Bianca che aveva le doti di un buon regnante, sedate in breve le rivolte, concesse il suo perdono in cambio della promessa di sottomissione futura.
Bianca aveva capito che l'autorità centrale doveva sempre mostrare estrema saldezza, perché le autonomie locali erano sempre in agguato.
Martino tornò vittorioso dalla Sardegna e Bianca potè impegnarsi nell'amministrazione della Camera Reginale, costituita da nove città della Sicilia orientale, una zona che la bella sovrana amava particolarmente e in cui risiedeva volentieri.
È di quegli anni la promulgazione di alcune leggi di diritto privato che, per la loro modernità e lungimiranza, testimoniano la straordinaria saggezza della giovane regina, che non trascurò, cosa rara per l'epoca, di accogliere anche le istanze della popolazione.
Martino, però, riparte per la Sardegna e muore durante la spedizione (1409), si dice tra le braccia di una delle tante donne che gli tenevano compagnia ovunque si trovasse. Bianca rimane sola, ancora giovanissima e spaventata dalle prevedibili reazioni delle città siciliane e dei loro baroni.
Bianca diviene Vicaria del regno di Sicilia per nomina del suocero e per testamento dal marito, visto che alle donne non era consentito altro che essere consorti di re (?!).
Il defunto Martino, che aveva perso l'unico figlio legittimo datogli da Maria, la prima moglie, ha però due figli illegittimi nati da due relazioni con nobildonne siciliane e uno di questi, il piccolo Federico (il conte di Luna), appartenente ad una famiglia del catanese, viene legittimato a succedere al trono.
I baroni furono lieti di questa soluzione, convinti che, con una donna Vicaria ed un erede bambino, avrebbero avuto campo libero per dominare la terra di Sicilia. Bianca cercò di allearsi con la famiglia di Federico, ma ottenne sdegnosi rifiuti. Le cose precipitarono quando poco dopo, nel 1410, morì anche il suocero, Martino II d'Aragona, e si riaccesero le avidità mai sopite delle famiglie siciliane e catalane.
Due sovrani erano morti in meno di un anno, lasciando un vuoto di potere pericoloso e destabilizzante, tanto in Sicilia quanto in Spagna. In Sicilia, allora quel Cabrera che aveva accompagnato Bianca nel suo viaggio nuziale, decise di avversarla per toglierle il dominio dell'isola.
Si crearono, così, due avverse fazioni che presero a farsi la guerra sostenute dai baroni che, lieti di poter contare su un potere centrale diviso, si alleavano ora con l'una ora con l'altra parte.
Bianca, certamente amareggiata dal vedersi contro famiglie verso le quali aveva mostrato grande generosità, rimase ferma nei suoi principi di rettitudine e lealtà nei confronti di quella terra che l'aveva ospitata con la dolcezza dei suoi paesaggi e del clima. Evitò, così, coraggiosamente e senza il conforto dei baroni siciliani, di chiamare in aiuto il re d'Aragona o il suo stesso padre Carlo e preferì contare sulle proprie forze e sui pochi amici veri che le restavano vicini, come i Moncada, Rosso, Filangieri e Lanza.
Cabrera, che si serviva di truppe mercenarie che ben volentieri saccheggiavano la prospera terra di Sicilia, pensò di risolvere la situazione chiedendo, senza alcun pudore, in moglie Bianca che, naturalmente, lo respinse. Questo rifiuto accese ancor di più la rivalità tra i due.
Trapani ed altri comuni della parte occidentale decisero, allora, di stringersi in confederazione a favore della reggente e cercarono di allearsi anche con la libera Palermo. Ma i piccoli feudatari, forse per paura, scelsero Cabrera, il quale era tra l’altro innamorato pazzo di Bianca. Molte storie ancora si raccontano sul pazzo amore del vecchio Cabrera per la giovane e bella regina Bianca. Come la storia a volte, o forse spesso, soggiace alle passioni!
La contesa sembrò giunta al termine quando Bianca stava per essere catturata all'interno del Palazzo Reale di Palermo e sarebbe stato facile per il Cabrera costringerla alle nozze, ma alcuni nobili riuscirono ad avvisarla e l'aiutarono a fuggire. Non per nobiltà d’animo, sia chiaro, ma solo perché il proseguire della contesa sul potere centrale consentiva ai baroni di agire indisturbati, pretendere tasse sempre più esose dal popolo e spadroneggiare senza limiti sulle terre del re. La storia è solo una lunga trama machiavellica che racconta il continuo passaggio da un contendente all'altro non appena uno di essi sembra prevalere e ciò consente agli sfruttatori di prevalere e di arricchirsi (sono loro i veri padroni!).
Si cercò allora di dar vita ad un Parlamento siciliano a Taormina, ma le ambizioni di Messina e di altre città, fecero fallire l'iniziativa proprio mentre Cabrera si accaniva sempre più contro i baroni che non gli consentivano di realizzare il suo ormai patetico sogno d'amore. Bianca, esasperata, lo respinse sino ad Alcamo, dove Cabrera riuscì a salvarsi riparando nel Castello.
Palermo, intanto accolse con grandi festeggiamenti la Vicaria Bianca, ma in realtà il nascosto intento dei baroni era quello di darla in moglie al conte Peralta di Caltabellotta, discendente degli aragonesi.
Questa eventualità rese pazzo il vecchio Cabrera che, chiamati a raccolta i suoi mercenari, aggredì la città di Palermo sconfiggendo le forze regie e piombò a Palazzo Steri, convinto di trovarvi la sua amata. Ma di Bianca trovò solo il profumo nelle lenzuola che l'avevano accolta per la notte, poiché la donna era fuggita, ancora una volta, per mare.
Da quel momento, successero tanti eventi che resero ancor più disastrate le condizioni della terra e del popolo siciliano. Cabrera saccheggiò Palermo e il Palazzo Reale, e, mentre una delegazione spagnola capeggiata dal padre di Bianca era pronta ad intervenire, Messina si alleò col Papa contro le altre città e si arrivò ad un accordo che penalizzava Bianca.
Cabrera, con uno stratagemma, fu catturato ed imprigionato e il nuovo re d'Aragona, Ferdinando di Castiglia, inviò cinque nobili per supportare la cugina Bianca in Sicilia. In realtà i nobili spagnoli si servirono della loro autorità e soprattutto della loro miope arroganza, per togliere a Bianca ogni potere.
Ferdinando la esautorava di tutto, lasciandole solo il ruolo di Vicaria. Bianca cercò di far capire al cugino che questo poteva significare aprire le vie ad altri aspiranti sul trono di Sicilia, come ad esempio i regnanti di Napoli, ma le sue rimostranze rimasero inascoltate. E quando decise di sottoporre a processo lo storico nemico Cabrera, pur garantendogli tutta l'assistenza legale di cui ella stessa si era resa fautrice, fu indotta a liberarlo purchè abbandonasse la Sicilia.
Da allora, paradossalmente, scomparso il suo nemico di sempre, venne meno anche il suo ruolo, la stessa sopravvivenza di una Vicaria che rappresentasse l'autorità centrale, considerato che i cinque ambasciatori di re Ferdinando esercitavano di fatto un dominio assoluto.
Bianca firmò ancora qualche atto di ordinaria amministrazione, manifestando, come sempre, la sua levatura mentale, come ad esempio l'attribuire ufficialità all'attività di un chirurgo donna, cosa che, per allora, era un atto rivoluzionario. Decretò tasse più giuste e cercò di combattere la corruzione dei pubblici funzionari, provò a fare ordine nelle mille leggine che favorivano i signori locali e, sempre, mostrò la sua liberalità.
Ma nessuno volle capire quanto preziosa sarebbe stata Bianca per la Sicilia, se solo le avessero permesso di governare autonomamente. In qualità di Vicaria, Bianca continuò a dare impulso all'artigianato, alla pesca, favorendo le enormi ricchezze naturali dell'isola, ma gli interessi politici per questa nostra terra, anche allora non coincidevano con quelli reali del paese e così, la nostra Bianca, stanca di non ricoprire un vero ruolo e stanca dalle continue ingiustizie che dividevano la Sicilia, dopo aver scritto un addio commosso ai siciliani, scelse di tornare in Navarra, dove, ancor giovane, andò a vivere nel Castello di Olit.
Da lì, provò ancora a far sentire la sua influenza sulla terra che tanto aveva amato, ma il sovrano di Spagna le tolse, nel tempo, qualsiasi influenza sulla Sicilia.
I siciliani di allora, come quelli di oggi, impegnati a risolvere piccole beghe personali, osteggiando per anni Bianca, avevano perso la loro occasione d'indipendenza, frazionandosi (una devolution ante litteram, le piccole patrie costituite da un feudo…) e alimentando gli odi e le invidie personali, i razzismi, in parole povere. Bianca ci aveva provato a rendere libera la Sicilia ma non l’hanno seguita: era più facile e più bello essere ricchi e da soli.
La Sicilia, da allora, non fu più residenza di Re.
Fara Misuraca
Il nostro curriculum
(2007-2008-2009 da aggiornare)
2006
12 agosto2006
Montalbano - Partecipazione Sfilata del corteo storico
4, 5 e 6 agosto
Randazzo - Spettacoli, danze, giullarate, sfilata in costumi d’epoca, cantastorie, trampolieri, mangiafuoco, e a sera... incastonato in una cornice fortemente rievocativa, immerso in un’atmosfera suggestiva, contornato da musiche, spettacoli, danze e giochi medievali, il banchetto con pietanze prelibate.
21 luglio
Carini (PA) - Partecipazione, con una delegazione del “Corteo storico di Regina Bianca di Navarra” al “Festival fra Medioevo e Rinascenza”. Direttore artistico Giovanni Isgrò.
2005
Nel 2005 l’associazione “Sicularagonensia” ha stipulato un protocollo d'intesa con l'Università Ca' Foscari di Venezia, al fine di consentire la realizzazione di un progetto sui linguaggi della performance nell'ambito del Master universitario di 1° livello "Comunicazione e linguaggi non verbali".2004
31 luglioRandazzo - Partecipazione, con il “corteo storico di Regina Bianca di Navarra” ed il gruppo di animazione dei “Popolani”, alla manifestazione “Naturalmente Etna”, curata dall’Ente Parco dell’Etna.
14 agosto
Montalbano Elicona - Partecipazione, con il “corteo storico di Regina Bianca di Navarra” ed il gruppo di animazione dei “Popolani”, alla rievocazione storica.
15 agosto
Randazzo - tradizionale partecipazione, con il “corteo storico di Regina Bianca di Navarra” alla “’A Vara” .
4-5 settembre
Milo - Partecipazione, con il “corteo storico di Regina Bianca di Navarra” ed il gruppo di animazione dei “Popolani”, alla manifestazione curata dall’Ente Parco dell’Etna “Naturalmente Etna”.
Camporotondo - Partecipazione, con il “corteo storico di Regina Bianca di Navarra” ed il gruppo di animazione dei “Popolani”, alla manifestazione curata dall’Associazione Leoni Reali.
2003
15 agostoRandazzo - Partecipazione, con il “corteo storico di Regina Bianca di Navarra” ed il gruppo di animazione dei “Popolani”, a “La Vara”.
17 agosto
Sperlinga - Partecipazione, con il “corteo storico di Regina Bianca di Navarra” alla manifestazione “Castellana di Sicilia”.
24 agosto
Burgio - partecipazione, con il “corteo storico di Regina Bianca di Navarra”e con il gruppo di animazione dei “Popolani” del corteo storico di Regina Bianca di Navarra al “Palio del Principe Saraceno”
2002
3 - 4 agostoRandazzo - VIII Festa Medievale - corteo storico in costume medievale composto da 130 elementi. La sfilata itinerante lungo il centro storico, ha rievocato la corte della Regina Bianca di Navarra. Sono state inoltre organizzate due serate di banchetti con atmosfera medievale, piatti tipici del quattrocento e non con contorno di musiche e balli in tema.
15 agosto
Randazzo - Partecipazione, con il “corteo storico di Regina Bianca di Navarra” ed il gruppo di animazione dei “Popolani”, a “La Vara”.
2001
15 agostoRandazzo - Partecipazione, con il “corteo storico di Regina Bianca di Navarra” ed il gruppo di animazione dei “Popolani”, a “La Vara”.
1 settembre
Castelmola - partecipazione, con il “corteo storico di Regina Bianca di Navarra” ed il gruppo di animazione dei “Popolani”, alla Festa medievale.
2000
13 agostoRandazzo - partecipazione, con il “corteo storico di Regina Bianca di Navarra” ed il gruppo di animazione dei “Popolani”, all’inaugurazione della Mostra mercato.
15 agosto
Randazzo - Partecipazione, con il “corteo storico di Regina Bianca di Navarra” ed il gruppo di animazione dei “Popolani”, a “La Vara”.
19 agosto
Geraci Siculo - Partecipazione, con il “gruppo danze”, alla cerimonia di chiusura delle giornate di studio di musica antica.
20 agosto
Castelmola - partecipazione, con il “corteo storico di Regina Bianca di Navarra” ed il gruppo di animazione dei “Popolani”, alla Festa medievale.
26-27 agosto
Buccheri - partecipazione, con il “corteo storico di Regina Bianca di Navarra” ed il gruppo di animazione dei “Popolani”, alla Manifestazione Medfest di Buccheri.
2-3 settembre
Randazzo - VI Festa Medievale - corteo storico in costume medievale composto da 120 elementi. La sfilata itinerante lungo il centro storico, ha rievocato la corte della Regina Bianca di Navarra. Sono state inoltre organizzate due serate di banchetti con atmosfera medievale, piatti tipici del quattrocento e non con contorno di musiche e balli in tema.
1999
22 giugnoMaletto - Sfilata del Corteo Storico della Regina Bianca di Navarra e della sua corte, composta da cento figuranti in costumi dell’epoca, effettuata il in occasione della Sagra delle Fragole organizzata dalla Proloco e dal comune di Maletto.
6 agosto
Castelmola - Partecipazione, con il gruppo di animazione dei “Popolani” del corteo storico di Regina Bianca di Navarra, alla Festa medievale.
22 agosto
Buccheri - Partecipazione, con il “corteo storico di Regina Bianca di Navarra” ed il gruppo di animazione dei “Popolani”, alla Manifestazione Medfest tenutasi a Buccheri.
1998
7, 8 e 9 agostoRandazzo - IV Festa Medievale - corteo storico in costume medievale composto da 112 elementi. La sfilata itinerante lungo il centro storico, ha rievocato la corte della Regina Bianca di Navarra. Sono state inoltre organizzate tre serate di banchetti con atmosfera medievale, piatti tipici del quattrocento e musiche e balli in tema e giochi medievali realizzati dal gruppo dei popolani.
1997
31 luglio, 1-2-3 AgostoRandazzo - Corteo storico in costume medievale composto da 75 elementi. La sfilata itinerante lungo il centro storico, ha rievocato la corte della Regina Bianca di Navarra. Sono state inoltre organizzate tre serate di banchetti con atmosfera medievale, piatti tipici del quattrocento e musiche e balli in tema e giochi medievali realizzati dal gruppo dei popolani.
15 agosto
Randazzo - Partecipazione, con il “corteo storico di Regina Bianca di Navarra” ed il gruppo di animazione dei “Popolani”, a “La Vara”.
1996
1-2-3 AgostoRandazzo - Corteo storico in costume medievale composto da 54 elementi. La sfilata itinerante lungo il centro storico, ha rievocato la corte della Regina Bianca di Navarra. Sono state inoltre organizzate due serate di banchetti con atmosfera medievale, piatti tipici del quattrocento e musiche e balli in tema.
29 settembre
Zafferana Etnea - Partecipacione alla giornata inaugurale della “Ottobrata” di Zafferana Etnea, con corteo storico, danze e canti per le vie di Zafferana Etnea e Fleri;
1995
13 agostoRandazzo - 1° festa medievale a Randazzo. Il corteo storico in costume medievale composto da 35 elementi ha sfilato lungo le vie del centro storico con intermezzi di danze medievali.
lunedì 20 luglio 2009
Testi canti medievali.
Per i soci o per chi volesse cantare insieme a noi (o almeno fare il coro) ecco i testi di alcuni brani che allietano la manifestazione :
BACHE BENE
1. Bache bene venies novus est optatus per quem noster animus fit letificatus
rit. istud vinum bonum vinum vinum generosum redit virum curialem probum animosum
2. Iste cyphus concavus de bono mero profluus si quis bibit sepius satur fit et ebrius
rit.
3. Hec sunt vasa regia quibus spoliatur Ierusalem et regalis babilon ditatur
rit.
4. Ex hoc cypho conscii bibent sui domini bibent sui socii bibent et amici
rit.
5. Bachus forte superans pectora virorum in amore concitat animos eorum
rit.
6. Bachus sepe visitans mulierum genus facit eas subditas tibi o tu venus
rit.
7. Bachus venas penetrans calido liquore facit eas igneas veneris ardore
rit.
8. Bachus leni leniens curas et dolores confert iocum gaudia risus et amores
rit.
9. Omnes tibi canimus maxima preconia te laudantes merito tempora per omnia
rit.
rit. istud vinum bonum vinum vinum generosum redit virum curialem probum animosum
2. Iste cyphus concavus de bono mero profluus si quis bibit sepius satur fit et ebrius
rit.
3. Hec sunt vasa regia quibus spoliatur Ierusalem et regalis babilon ditatur
rit.
4. Ex hoc cypho conscii bibent sui domini bibent sui socii bibent et amici
rit.
5. Bachus forte superans pectora virorum in amore concitat animos eorum
rit.
6. Bachus sepe visitans mulierum genus facit eas subditas tibi o tu venus
rit.
7. Bachus venas penetrans calido liquore facit eas igneas veneris ardore
rit.
8. Bachus leni leniens curas et dolores confert iocum gaudia risus et amores
rit.
9. Omnes tibi canimus maxima preconia te laudantes merito tempora per omnia
rit.
GREGIS PASTOR
Gregis pastor Titirus Asinorum dominus Noster est episcopus
Rit. Eia! Eia! Eia! Vocat nos ad gaudia Titirici malia
Ad honorem Titiri festum colat baculi Satape et asini Rit.
Applaudamus Titiro Cum melodis organo cum cordis et timpano Rit.
Veneremur Titirum Qui nos propter baculum Invitata de culum Rit.
In taberna quando sumus non curamus quid sit humus
Sed ad ludum properamus cui semper insudamus
Quid agatur in taberna ubi numus est pincerna
Hoc est opus ut queratur sed in loquar audiatur
Bibit hera bibit herus bibit miles bibit clerus
bibit ille bibit illa bibit servus cum ancilla
bibit velox bibit piger bibit albus bibit niger
bibit constans bibit vagus bibit rudis bibit magus
Quidam ludunt quidam bibunt quidam indiscrete vivunt
sed in ludo qui morantur ex his quidam denudantur
quidam ibi vesti untur quidam saccis iduuntur
ibi nullus timet mortem sed pro bacho mittunt sortem
bibit pauper et egrotus bibit exul et ignotus
bibit puer bibit canus bibit presul et decanus
bibit soror bibit frater bibit anus bibit mater
bibit ista bibit ille bibunt centum bibunt mille
1. Orientis partibus adventavis asinus pulcher et fortis-simus sarcis aptissimus
Rit. Hez! Hez, sire asne, hez
2. Hic in colibus sichen iam nutritus sub ruben transiìt per iordanem salit in Betlem Rit
3. Saltu vincit hinnulos damnas et capreolos super dromedarios velox madianeos Rit
4. Aurum de Arabia thus et myrram de Saba tulit in ecclesia virtus asinaria Rit
5. Dum trahit vehicula multa cum sarcinula illius mandibula dura terit pabula Rit
6. Cum aristis ordeum comedit et carduùm triticum a palea segregat in area Rit
7. Amen dicas asine iam satur de gramine amen amen itera aspernare vetera Rit
Rit. Eia! Eia! Eia! Vocat nos ad gaudia Titirici malia
Ad honorem Titiri festum colat baculi Satape et asini Rit.
Applaudamus Titiro Cum melodis organo cum cordis et timpano Rit.
Veneremur Titirum Qui nos propter baculum Invitata de culum Rit.
IN TABERNA
In taberna quando sumus non curamus quid sit humus
Sed ad ludum properamus cui semper insudamus
Quid agatur in taberna ubi numus est pincerna
Hoc est opus ut queratur sed in loquar audiatur
Bibit hera bibit herus bibit miles bibit clerus
bibit ille bibit illa bibit servus cum ancilla
bibit velox bibit piger bibit albus bibit niger
bibit constans bibit vagus bibit rudis bibit magus
Quidam ludunt quidam bibunt quidam indiscrete vivunt
sed in ludo qui morantur ex his quidam denudantur
quidam ibi vesti untur quidam saccis iduuntur
ibi nullus timet mortem sed pro bacho mittunt sortem
bibit pauper et egrotus bibit exul et ignotus
bibit puer bibit canus bibit presul et decanus
bibit soror bibit frater bibit anus bibit mater
bibit ista bibit ille bibunt centum bibunt mille
ORIENTIS PARTIBUS
1. Orientis partibus adventavis asinus pulcher et fortis-simus sarcis aptissimus
Rit. Hez! Hez, sire asne, hez
2. Hic in colibus sichen iam nutritus sub ruben transiìt per iordanem salit in Betlem Rit
3. Saltu vincit hinnulos damnas et capreolos super dromedarios velox madianeos Rit
4. Aurum de Arabia thus et myrram de Saba tulit in ecclesia virtus asinaria Rit
5. Dum trahit vehicula multa cum sarcinula illius mandibula dura terit pabula Rit
6. Cum aristis ordeum comedit et carduùm triticum a palea segregat in area Rit
7. Amen dicas asine iam satur de gramine amen amen itera aspernare vetera Rit
giovedì 2 luglio 2009
Randazzo e le Regina Bianca

Quando l'associazione "Sicularagonensia" di Randazzo decise nel 1995 di creare il corteo storico, ci si trovò a discutere per un certo tempo su tre ipotesi di rievocazione. La prima era incentrata sulla figura di Federico II, la seconda sul passaggio a Randazzo dell'imperatore Carlo V nel 1535, la terza sulla permanenza in città della vicaria del regno, Bianca di Navarra, nel 1411. La soluzione ideale doveva rispondere ad alcune esigenze fondamentali: attrarre l’attenzione sulla storia della città per riappropriarsi di un’identità ormai quasi perduta, valorizzare il centro storico, risorsa vera della comunità, rivestire un carattere di spettacolarità, ricordare un periodo prospero per la città, celebrare un personaggio che avesse avuto un ruolo positivo nelle vicende cittadine e siciliane in generale. Si scartò il personaggio di Carlo V dato che il suo passaggio, per la Sicilia e per Randazzo, significò un periodo di calamità tristissime (pestilenze e saccheggi) e, soprattutto, la definitiva perdita d'ogni speranza di ripresa di autonomia dell'isola. La venuta di Federico nella nostra cittadina è scarsamente documentata e ampiamente celebrata in diverse rievocazioni isolane.
La personalità storica della regina Bianca di Navarra, invece, attrasse l'attenzione per diversi motivi: perché si pone all'interno di un periodo florido per la città, quello aragonese; quando i re di Sicilia la scelsero come dimora estiva della corte, fecero erigere il Palazzo Reale e rinnovare la cerchia muraria, dotarono di tesori le chiese e rinnovarono alla città immunità e privilegi d'antica data. Inoltre il passaggio della regina è ben documentato e testimonia l'importanza della città demaniale in cui la regina sostò più volte.
Bianca scrisse diverse lettere da Randazzo e altre ne scrisse sulle questioni politiche e finanziarie che si agitavano nella città. La corrispondenza si è conservata ed è edita nell'opera di Raffaele Starrabba, Lettere e documenti relativi al vicariato della regina Bianca in Sicilia, Palermo, 1933. Ma un altro motivo ci ha veramente convinto. Il tentativo della regina di convocare un parlamento di tutta la feudalità siciliana, perché vi si scegliesse un re in grado di mettere d’accordo i diversi partiti, superare l’emergenza della guerra civile e riportare la pace e il benessere nell'isola. Il tentativo, che fallì, con gravi conseguenze per la storia siciliana, ci lascia ammirati, anche perché condotto da una donna giovanissima che seppe dimostrare una determinazione e una forza d’animo fuori dal comune. Abbiamo ravvisato nella sua opera quel sapore di libertà, il profumo di un’autonomia che poi andò perduta, che mettono entusiasmo nel cuore e rendono degno di celebrazione un personaggio.
Quel famoso parlamento Bianca avrebbe dovuto celebrarlo a Randazzo nel luglio del 1411. Principessa di Navarra, Bianca sposò giovanissima Martino I, detto il Giovane, re di Sicilia dal 1392. Alla morte del marito (1409), rimase sola col titolo di vicaria del regno e, alla morte del suocero, Martino II, re d'Aragona, si trovò al centro di una complessa situazione politica. Al vuoto di potere che si era creato si aggiungeva, infatti, la crisi dinastica perchè i due re defunti non avevano lasciato eredi diretti. Nell'isola cominciò un periodo di disordine dovuto alla ribellione del conte Cabrera, gran giustiziere del regno, il quale intendeva contrastare le richieste dei feudatari della fazione "latina" e, sposando Bianca, diventare re. Il conte fomentò rivalità e discordie e indusse alla ribellione numerose città fedeli alla corona, come Siracusa e Randazzo. La regina, al contrario, cercò di ricompattare le forze fedeli alla monarchia e di riconquistare una dopo l'altra le piazze occupate dal Cabrera. Con la sua corte itinerante attraversò in lungo e in largo tutta la Sicilia più volte, richiamando, perdonando, cercando quasi sempre l'accordo, emanando decreti e "capitoli" in favore di tutte le universitates o terrae. La regina operò per risanare le finanze, dirimere cause e, soprattutto, cercò di convocare quel parlamento che ricomponesse i dissidi, decidesse su un re accettato da tutti che ne garantisse lo stato di Regnum autonomo, per quanto sempre collegato dinasticamente all'Aragona.
Bianca sposò gli interessi del Regnum Siciliae e si comportò come una siciliana che ama quella che sente esser divenuta per destino la propria terra e per la quale spende tutte le energie, "...in honuri di la casa regali et conservacioni di la nacioni cathalana, la quali non altramenti ki comu sichiliani volimu tractari..." (Taormina, 22 agosto 1411). Nel 1411, prima dell'arrivo in Sicilia del vicerè Giovanni di Penafiel, Bianca tornò in Navarra. Successivamente Giovanni rientrò in Spagna, sposò Bianca e nel 1458 entrambi sedettero sul trono di Aragona. La corrispondenza di Bianca tra il 1411 e il 1412 parte da diverse località: Aidone, S. Filippo d'Argirà, Nicosia, Troina, Militello, Avola, Taormina, Piazza Armerina, Palermo, Catania, Lentini, per citare le più frequentemente nominate e le più importanti.
Da Randazzo vennero scritte complessivamente 27 lettere. Solo in alcune di queste si parla di questioni inerenti la città, che vengono toccate invece in sei missive scritte altrove e indirizzate al capitano, ai giurati, al vicesecreto, all'universitas intera. Si tratta di analizzare per sommi capi il contenuto delle lettere per capire quali fossero le condizioni di Randazzo in quel periodo e quali problemi vi si agitavano. Dalla prima lettera del 30 aprile 1411 apprendiamo che la regina si felicitava con i suoi consiglieri "per una volta reduchiri a totali nostra obediencia la terra di Randazu" e si esprimeva la preoccupazione per la scelta del luogo in cui "farisi lu parlamentu generali, da ki a Missina non si po fari per la mortalitati...". E proprio questi sono in sintesi gli argomenti agitati nelle lettere di pertinenza randazzese: il riassetto degli affari pubblici dopo la ribellione fallita; la nomina e gli emolumenti degli ufficiali regi; la proposta di convocare a Randazzo il Parlamento Generale
Intanto la regina, lieta che la città fosse stata riportata all'obbedienza, conferma nel loro ruolo tutti i suoi ufficiali che le erano restati fedeli; perdona e reintegra nei loro beni e diritti i rivoltosi a eccezione di alcuni personaggi tenuti al bando (Troina, 2 giugno 1411). Il documento più importante è certo la lettera che contiene i "Capituli ordinati per la universitati di randazu...Trahine 11 iunii 1411" in cui troviamo accenni a provvedimenti amministrativi che ritroviamo nel testo delle Consuetudini di Randazzo confermate nel 1466. Se ne ricava l'immagine di una città demaniale con tutti i privilegi e le garanzie di pertinenza: nomina per scrutinio degli ufficiali pubblici, estraneità ai vincoli feudali, diritto di esazione di proprie gabelle, esenzione dei cittadini dagli obblighi di leva, assoluta libertà di circolazione e commercio con altre genti del regno. Diverse lettere riguardano questioni economiche legate al pagamento del capitano e da esse emergono quali fossero le cariche più importanti: il capitano, i giudici, i giurati, il tesoriere (Randazzo, 8 agosto 1411).
Un altro accenno ai poteri cittadini lo troviamo nella lettera che descrive le cerimonie di accoglienza fatte in città all'arrivo della sovrana, il 3 giugno 1411: "...lu baruni di crimasta capitaneu di randazu et la universitati, ni mandaru ambaxaturi lu archipresti di randazu et iudichi nicola di astasi, supplicandoni ki li richipissimu in gracia et merci...hodie intrammu feliciter in quista terra, undi fommu richiputi et ascuntrati cum solemni festa at allegriza da tucti universaliter...". Il 14 gennaio 1413 la regina chiede a Randazzo di inviare subito a Lentini "dui oy tri boni homini di quissa terra...ca e di gran bisognu per trattari alcuni cosi necessarii tangenti lu exaltamentu et honuri di lu serenissimu signuri don ferrandu re di aragona et di sicilia...".
Tutti segni, quelli menzionati, che la città aveva pienemente recuperato la fiducia della sovrana.
E veniamo, infine, alla questione della convocazione del Parlamento generale che si trascinò per almeno due mesi. Bianca avrebbe voluto convocare l'assemblea nella fedelissima Messina, ma ciò era impossibile a causa di una pestilenza. In una lettera del 6 giugno 1411 da Randazzo, la sovrana suggerisce le sedi Randazzo o Caltagirone, ma rimette la scelta ai messinesi. Costoro indicheranno prima Castroreale poi, per cause che non conosciamo con precisione, il Parlamento si svolgerà a Taormina il 23 agosto 1411. Due anni dopo, con una lettera da Catania del 4 gennaio 1413 (copia della quale inviata anche a Paternò, Nicosia, Troina ed Enna con la medesima richiesta) ordina alla terra di Randazzo, in occasione del nuovo Parlamento generale convocato a Catania, di mandare con urgenza prodotti commestibili a disposizione "undi li vindirannu a convinivuli et bonu preciu" per il sostentamento della gran massa degli intervenuti.
Il 26 luglio del 1414 è da Randazzo che la vicaria annuncia la prossima venuta di uno dei figli del re in Sicilia e l'8 agosto sempre da Randazzo il re Ferdinando I emana i primi decreti del suo regno. L'importanza della città, in quanto sede estiva della corona, viene in tal modo confermata definitivamente.
Giuseppe Severini
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