giovedì 2 luglio 2009

Randazzo e le Regina Bianca



Quando l'associazione "Sicularagonensia" di Randazzo decise nel 1995 di creare il corteo storico, ci si trovò a discutere per un certo tempo su tre ipotesi di rievocazione. La prima era incentrata sulla figura di Federico II, la seconda sul passaggio a Randazzo dell'imperatore Carlo V nel 1535, la terza sulla permanenza in città della vicaria del regno, Bianca di Navarra, nel 1411. La soluzione ideale doveva rispondere ad alcune esigenze fondamentali: attrarre l’attenzione sulla storia della città per riappropriarsi di un’identità ormai quasi perduta, valorizzare il centro storico, risorsa vera della comunità, rivestire un carattere di spettacolarità, ricordare un periodo prospero per la città, celebrare un personaggio che avesse avuto un ruolo positivo nelle vicende cittadine e siciliane in generale. Si scartò il personaggio di Carlo V dato che il suo passaggio, per la Sicilia e per Randazzo, significò un periodo di calamità tristissime (pestilenze e saccheggi) e, soprattutto, la definitiva perdita d'ogni speranza di ripresa di autonomia dell'isola. La venuta di Federico nella nostra cittadina è scarsamente documentata e ampiamente celebrata in diverse rievocazioni isolane.
La personalità storica della regina Bianca di Navarra, invece, attrasse l'attenzione per diversi motivi: perché si pone all'interno di un periodo florido per la città, quello aragonese; quando i re di Sicilia la scelsero come dimora estiva della corte, fecero erigere il Palazzo Reale e rinnovare la cerchia muraria, dotarono di tesori le chiese e rinnovarono alla città immunità e privilegi d'antica data. Inoltre il passaggio della regina è ben documentato e testimonia l'importanza della città demaniale in cui la regina sostò più volte.
Bianca scrisse diverse lettere da Randazzo e altre ne scrisse sulle questioni politiche e finanziarie che si agitavano nella città. La corrispondenza si è conservata ed è edita nell'opera di Raffaele Starrabba, Lettere e documenti relativi al vicariato della regina Bianca in Sicilia, Palermo, 1933. Ma un altro motivo ci ha veramente convinto. Il tentativo della regina di convocare un parlamento di tutta la feudalità siciliana, perché vi si scegliesse un re in grado di mettere d’accordo i diversi partiti, superare l’emergenza della guerra civile e riportare la pace e il benessere nell'isola. Il tentativo, che fallì, con gravi conseguenze per la storia siciliana, ci lascia ammirati, anche perché condotto da una donna giovanissima che seppe dimostrare una determinazione e una forza d’animo fuori dal comune. Abbiamo ravvisato nella sua opera quel sapore di libertà, il profumo di un’autonomia che poi andò perduta, che mettono entusiasmo nel cuore e rendono degno di celebrazione un personaggio.
Quel famoso parlamento Bianca avrebbe dovuto celebrarlo a Randazzo nel luglio del 1411. Principessa di Navarra, Bianca sposò giovanissima Martino I, detto il Giovane, re di Sicilia dal 1392. Alla morte del marito (1409), rimase sola col titolo di vicaria del regno e, alla morte del suocero, Martino II, re d'Aragona, si trovò al centro di una complessa situazione politica. Al vuoto di potere che si era creato si aggiungeva, infatti, la crisi dinastica perchè i due re defunti non avevano lasciato eredi diretti. Nell'isola cominciò un periodo di disordine dovuto alla ribellione del conte Cabrera, gran giustiziere del regno, il quale intendeva contrastare le richieste dei feudatari della fazione "latina" e, sposando Bianca, diventare re. Il conte fomentò rivalità e discordie e indusse alla ribellione numerose città fedeli alla corona, come Siracusa e Randazzo. La regina, al contrario, cercò di ricompattare le forze fedeli alla monarchia e di riconquistare una dopo l'altra le piazze occupate dal Cabrera. Con la sua corte itinerante attraversò in lungo e in largo tutta la Sicilia più volte, richiamando, perdonando, cercando quasi sempre l'accordo, emanando decreti e "capitoli" in favore di tutte le universitates o terrae. La regina operò per risanare le finanze, dirimere cause e, soprattutto, cercò di convocare quel parlamento che ricomponesse i dissidi, decidesse su un re accettato da tutti che ne garantisse lo stato di Regnum autonomo, per quanto sempre collegato dinasticamente all'Aragona.
Bianca sposò gli interessi del Regnum Siciliae e si comportò come una siciliana che ama quella che sente esser divenuta per destino la propria terra e per la quale spende tutte le energie, "...in honuri di la casa regali et conservacioni di la nacioni cathalana, la quali non altramenti ki comu sichiliani volimu tractari..." (Taormina, 22 agosto 1411). Nel 1411, prima dell'arrivo in Sicilia del vicerè Giovanni di Penafiel, Bianca tornò in Navarra. Successivamente Giovanni rientrò in Spagna, sposò Bianca e nel 1458 entrambi sedettero sul trono di Aragona. La corrispondenza di Bianca tra il 1411 e il 1412 parte da diverse località: Aidone, S. Filippo d'Argirà, Nicosia, Troina, Militello, Avola, Taormina, Piazza Armerina, Palermo, Catania, Lentini, per citare le più frequentemente nominate e le più importanti.
Da Randazzo vennero scritte complessivamente 27 lettere. Solo in alcune di queste si parla di questioni inerenti la città, che vengono toccate invece in sei missive scritte altrove e indirizzate al capitano, ai giurati, al vicesecreto, all'universitas intera. Si tratta di analizzare per sommi capi il contenuto delle lettere per capire quali fossero le condizioni di Randazzo in quel periodo e quali problemi vi si agitavano. Dalla prima lettera del 30 aprile 1411 apprendiamo che la regina si felicitava con i suoi consiglieri "per una volta reduchiri a totali nostra obediencia la terra di Randazu" e si esprimeva la preoccupazione per la scelta del luogo in cui "farisi lu parlamentu generali, da ki a Missina non si po fari per la mortalitati...". E proprio questi sono in sintesi gli argomenti agitati nelle lettere di pertinenza randazzese: il riassetto degli affari pubblici dopo la ribellione fallita; la nomina e gli emolumenti degli ufficiali regi; la proposta di convocare a Randazzo il Parlamento Generale
Intanto la regina, lieta che la città fosse stata riportata all'obbedienza, conferma nel loro ruolo tutti i suoi ufficiali che le erano restati fedeli; perdona e reintegra nei loro beni e diritti i rivoltosi a eccezione di alcuni personaggi tenuti al bando (Troina, 2 giugno 1411). Il documento più importante è certo la lettera che contiene i "Capituli ordinati per la universitati di randazu...Trahine 11 iunii 1411" in cui troviamo accenni a provvedimenti amministrativi che ritroviamo nel testo delle Consuetudini di Randazzo confermate nel 1466. Se ne ricava l'immagine di una città demaniale con tutti i privilegi e le garanzie di pertinenza: nomina per scrutinio degli ufficiali pubblici, estraneità ai vincoli feudali, diritto di esazione di proprie gabelle, esenzione dei cittadini dagli obblighi di leva, assoluta libertà di circolazione e commercio con altre genti del regno. Diverse lettere riguardano questioni economiche legate al pagamento del capitano e da esse emergono quali fossero le cariche più importanti: il capitano, i giudici, i giurati, il tesoriere (Randazzo, 8 agosto 1411).
Un altro accenno ai poteri cittadini lo troviamo nella lettera che descrive le cerimonie di accoglienza fatte in città all'arrivo della sovrana, il 3 giugno 1411: "...lu baruni di crimasta capitaneu di randazu et la universitati, ni mandaru ambaxaturi lu archipresti di randazu et iudichi nicola di astasi, supplicandoni ki li richipissimu in gracia et merci...hodie intrammu feliciter in quista terra, undi fommu richiputi et ascuntrati cum solemni festa at allegriza da tucti universaliter...". Il 14 gennaio 1413 la regina chiede a Randazzo di inviare subito a Lentini "dui oy tri boni homini di quissa terra...ca e di gran bisognu per trattari alcuni cosi necessarii tangenti lu exaltamentu et honuri di lu serenissimu signuri don ferrandu re di aragona et di sicilia...".
Tutti segni, quelli menzionati, che la città aveva pienemente recuperato la fiducia della sovrana.
E veniamo, infine, alla questione della convocazione del Parlamento generale che si trascinò per almeno due mesi. Bianca avrebbe voluto convocare l'assemblea nella fedelissima Messina, ma ciò era impossibile a causa di una pestilenza. In una lettera del 6 giugno 1411 da Randazzo, la sovrana suggerisce le sedi Randazzo o Caltagirone, ma rimette la scelta ai messinesi. Costoro indicheranno prima Castroreale poi, per cause che non conosciamo con precisione, il Parlamento si svolgerà a Taormina il 23 agosto 1411. Due anni dopo, con una lettera da Catania del 4 gennaio 1413 (copia della quale inviata anche a Paternò, Nicosia, Troina ed Enna con la medesima richiesta) ordina alla terra di Randazzo, in occasione del nuovo Parlamento generale convocato a Catania, di mandare con urgenza prodotti commestibili a disposizione "undi li vindirannu a convinivuli et bonu preciu" per il sostentamento della gran massa degli intervenuti.
Il 26 luglio del 1414 è da Randazzo che la vicaria annuncia la prossima venuta di uno dei figli del re in Sicilia e l'8 agosto sempre da Randazzo il re Ferdinando I emana i primi decreti del suo regno. L'importanza della città, in quanto sede estiva della corona, viene in tal modo confermata definitivamente.
Giuseppe Severini

Nessun commento:

Posta un commento